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| Deposizione |
Si muove tra un’arte istituzionale,
i suoi lavori sono stati segnalati dal Premio Compat Prize 2013, e un’espressione
più complessa e contorta dove esprime una tecnica pittorica violentemente pop. Yari Di Giampietro è una delle scoperte di Pep Marchegiani, artista coinvolto nella cinquantaquattresima
esposizione della Biennale di Venezia, che lo fa esporre nel 2011 nel
progetto SterotiPOP, in bilico tra
alto e basso, l'artista pescarese trova la possibilità di esprimersi sempre e comunque trovando la capacità di
comunicare con diversi linguaggi e non toccando mai ciò che più si deve temere
nell’espressione artistica: la banalità.
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| Schizzi umani 7 |
- Hai una formazione classica e da qualche anno ti sei avvicinato al Pop Surrealism.
Cosa ti ha mosso verso questa corrente?
Ho sempre portato avanti una ricerca
figurativa a trecentosessanta gradi, tanto tecnica quanto espressiva, spaziando
tra discipline, tecniche e tematiche differenti.
Odio la calcificazione creativa
perché altrimenti non ci sarebbe crescita artistica, insomma bisogna essere
curiosi!
Negli ultimi tempi di fatto ho preso
una pausa di riflessione dalla pittura a olio – che considero la massima
espressione artistica – per dedicarmi ad alcune serie di opere realizzate in
acquerello dal tono pop surrealist; non è solo una pausa meditativa ma anche
uno studio figurativo, spesso dai toni forti, che unisce l’aspetto fisico
dell’uomo inteso come animale, e le sue bizzarre contraddizioni esistenziali.
- Anche prima del Pop Surrealism la tua arte iperrealista era ruvida, la
tua non è una ricerca del bello armonioso; che impressione vuoi raschiare con
le tue opere?
Ruvida sì.
Credo che il “bello
armonioso”, per come lo si intenda, sia una ruffianata.
L’Arte stessa è un’illusione ma il
suo fine è la Verità, non certo la rappresentazione di quel bello fasullo che
tutti vorrebbero vedere. Ciò che mi interessa è creare immagini, tecnicamente
belle, che spingano l’individuo a osservare con la mente, esserne catturato per
poi spingersi a una comprensione.
- Kundera ne L’insostenibile
leggerezza dell’essere, scriveva “L’uomo anche senza saperlo compone sempre
la propria vita secondo le leggi della bellezza”. Quali sono le leggi della
bellezza secondo la tua visione artistica?
Non certo una bellezza estetica e
oggettiva, perché futile e temporanea, quanto piuttosto una percezione intima e
soggettiva delle cose che ci circondano perché senza tempo.
L’osservazione come mezzo di
comprensione per rivelare ciò che si cela dietro la realtà apparente, entrando
in simbiosi con la sola sensibilità dell’occhio verso chi osserva l’opera
compiuta e ne voglia codificare il significato, rimanendone segnato.
- La tua arte è piena di particolari come una scrittura fitta, quale libro
ti piacerebbe illustrare?
È vero, spesso costruisco immagini
proprio partendo dai dettagli perché mi aiutano a raccontare e a dare un certo
tono al mio lavoro.
Non è facile rispondere, ma
sicuramente mi piacerebbe illustrare i miti greci, con i suoi personaggi cosi
folli e allegorici, nonché ricchi di significato.
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